Antonio Di Pietro : "Hanno tentato di comprare due dei nostri Sono immorali e squallidi"

20 Settembre 2010

Hanno tentato di comprare due dei nostri

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Qualche settimana fa alcuni giornali vicini al Premier riportarono la notizia secondo la quale alcuni parlamentari dell'Idv erano pronti a passare in maggioranza. In quest'intervista, pubblicata oggi dal quotidiano "La Stampa", racconto cosa è successo e come intendono la politica alcuni personaggi che governano il Paese.
«E’ immorale, la cosa più squallida che può esistere», sbuffa il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro. Sta ragionando sulle avances che un paio di suoi deputati hanno denunciato di aver ricevuto dal Pdl. Respinte al mittente: tanto che, al termine della festa del partito a Vasto, ieri, dal palco ha ringraziato pubblicamente uno di loro, Antonio Razzi, operaio di Lucerna eletto in Svizzera, «per l'onestà di un uomo e un deputato pulito».

La Stampa: Cosa è successo?
Antonio Di Pietro: «Ci sono stati due tentativi. Uno nei confronti dell'onorevole Favia: una persona gli ha detto che Berlusconi lo voleva incontrare. La prima cosa che ha fatto è stato avvisare me e il capogruppo, voleva anche denunciare ai carabinieri ma è un fatto politico, non penale».
La Stampa: E il secondo tentativo è quello con l'onorevole Razzi...
Antonio Di Pietro: «Ci sono cose che si dicono, cose che si fanno e cose che si fanno capire. Chi ha parlato all'onorevole Razzi ha cercato di fare capire che se c'era un mutuo da pagare...».
La Stampa: Ci sono stati altri episodi?
Antonio Di Pietro: «Io sono a conoscenza solo di questi due: ma due su venti del partito più anti-berlusconiano, mi immagino cosa deve succedere da altre parti...».
La Stampa: Chi sono le persone che li hanno contattati?
Antonio Di Pietro: «Non lo so».
La Stampa: Perché proprio questi due deputati?
Antonio Di Pietro: «Vale sempre il vecchio detto: perché fai le avances a una bella donna, lo sai che ti dice di no. Ma magari ogni 10-15 no una dice sì. Sono i cosiddetti "faccia di bronzo", e sono gentile».
La Stampa: Se tira questa aria, cosa succederà il 28 alla Camera?
Antonio Di Pietro: «Faranno un documento di maggioranza che parlerà del sesso degli angeli, di tutto e di nulla, di chiacchiere al vento. E ipocritamente tutti lo voteranno perché sarà un contenitore vuoto. Dal giorno dopo ci sarà un lavoro di vietnamizzazione della Camera in cui si cercherà tutti i giorni di fare uscire allo scoperto questa contraddizione fra un programma di chiacchiere e una realtà di impossibilità a governare, stante una maggioranza posticcia».
La Stampa: La vietnamizzazione della Camera...
Antonio Di Pietro: «Noi dell'Italia dei valori abbiamo già pronto un fronte di provvedimenti con cui mettiamo di fronte alle proprie responsabilità sia la maggioranza di governo sia chi in un atto di resipiscenza ha affermato oggi quello che noi affermiamo da 15 anni, cioè che c'è una questione morale che fa capo al capo del governo».
La Stampa: Nel frattempo però anche nel Pd c'è un contrasto aperto. Lei ha ricordato che il leader è Bersani...
Antonio Di Pietro: «Fino ad oggi uno dei più grossi problemi che abbiamo avuto noi dell'Idv è stato quello di avere all'un tempo troppi e nessun interlocutore. Allora abbiamo voluto mandare un messaggio chiaro: l'Idv intende costruire un nuovo Ulivo con il Pd e d'ora in poi è con il loro "legale rappresentante", vincitore di un congresso democratico, che intende lavorare».
La Stampa: Quindi, alla proposta della mozione di sfiducia di Parisi e Veltroni cosa risponde?
Antonio Di Pietro: «Chiederemo al segretario del partito formalmente cosa intende fare il Pd. Comunque, a prescindere da quello che farà o non farà la componente veltroniana su questo, siamo noi che abbiamo proposto e riproponiamo una mozione di sfiducia».
La Stampa: In questo senso dice "alleiamoci anche con il diavolo per il tempo di un battito d'ali di farfalla"...
Antonio Di Pietro: «Per passare una mozione di sfiducia deve ottenere 316 voti alla Camera: per ottenerli, per il tempo di un battito d'ali di farfalla devi avere i voti anche della ex maggioranza».

La Stampa: Lei è intervenuto anche sulle primarie: non siano raffazzonate.
Antonio Di Pietro: «Le primarie hanno un senso se sono l'atto finale di un percorso programmatico che coinvolge la popolazione reale, non solo la militanza. Se la legislatura arriva al 2013, ci sembrano lo sbocco naturale. Nel caso invece si dovesse interrompere prima la legislatura abbiamo la preoccupazione che in 45 giorni coinvolgi solo la militanza delle tessere. E poi candidati e programmi devono viaggiare insieme. Potrebbe capitare che uno di questi ci faccia sentire tranquilli, e lo appoggeremo. Se non sarà così, ci riserviamo di individuare candidature o nell'Idv o esterne».







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