Fini - Il caso Montecarlo

Gianfranco FiniROMA. “Da qualche tempo lo spettacolo offerto dalla politica è semplicemente deprimente. Non si parla dei tanti problemi degli italiani, ma della furibonda lotta interna al centrodestra”. Così Gianfranco Fini esordisce nel video pubblicato su Youtube in cui affronta la vicenda della casa di Montecarlo venduta da An per 300mila euro a delle società off shore e finita in affitto a Giancarlo Tulliani, fratello della sua compagna Elisabetta.
METODO BOFFO. Fini inizia dalla sua estromissione dal Pdl: “Sono stato espulso dal Pdl, con accuse ridicole, come quella di essere in combutta con le procure per far cadere il governo. Da allora è partita una campagna diffamatoria nei miei confronti. A qualcuno, evidentemente, dà fastidio che la destra parli dei problemi degli italiani e non di quelli personali di qualcuno. Si auspicava il metodo Boffo nei miei confronti, qualcuno dalle colonne del giornale della famiglia Berlusconi mi invitava a ‘rientrare nei ranghi’. Mai nella mia vita politica ho ricevuto un avviso di garanzia o sono stato coinvolto in procedimenti giudiziari”.
IL VALORE DELLA CASA ERA CONGRUO. E qui l’ex leader di An entra nella vicenda Montecarlo: “So di dovere agli italiani la massima trasparenza a riguardo. – dice – An nel tempo ha ereditato una serie di immobili, nel 1999 quello di Montecarlo, che non è una reggia, ma cinquanta metri quadrati del valore di circa 230mila euro, del tutto inutilizzabile per l’attività del partito. Nel luglio 2008 è stata venduta ad una società off shore segnalatami da Giancarlo Tulliani. Vendita curata da un galantuomo qual è il senatore Pontone. Il prezzo di 300mila è stato ritenuto adeguato perché superava del 30% il valore della società immobiliare monegasca che amministra il condominio. Si poteva spuntare un prezzo più alto? Possibile. La Procura ha aperto un’inchiesta, dopo la denuncia di alcuni ex membri di An, contro ignoti. Quindi, attendo con fiducia l’esito delle indagini”.

"HO CHIESTO A MIO COGNATO DI LASCIARE LA CASA". A questo punto, Fini chiama in causa il cognato: “Quando ho saputo che in quella casa viveva in affitto Giancarlo Tulliani, il fatto mi ha provocato un’arrabbiatura a dir poco colossale, pur venendo a conoscenza che aveva provveduto lui stesso alle spese di ristrutturazione. Non potevo costringerlo ad andarsene ma gliel’ho chiesto, e spero che lo faccia, anche per restituire serenità alla mia famiglia. Perché venduta ad una società off shore? Perché è una prassi a Montecarlo. Personalmente, non ho né denaro, né barche, né ville intestate ad off shore, a differenza di altri che usano tali mezzi per tutelare il proprio patrimonio”. “Ho sbagliato?”, si chiede Fini, che confessa: “Col senno di poi devo sicuramente rimproverarmi una certa ingenuità”. Tuttavia, sottolinea: In questa vicenda non c’è reato, né appalti e tangenti, né concussione o corruzione, non c’entrano il patrimonio pubblico o il denaro dei contribuenti”."MI DIMETTO SE TULLIANI E' IL PROPRIETARIO ". Ma chi è il proprietario della casa di Montecarlo? “Ho chiesto a mio cognato con insistenza, – dice Fini – lui ha sempre negato con forza. Restano dubbi”. E annuncia: “Se dovesse emergere che lui è il proprietario, non esiterei a dimettermi dalla presidenza della Camera, non per personali responsabilità che non ci sono, bensì perché la mia etica pubblica me lo imporrebbe”.
"SERVIZI SEGRETI LEALI. C'ENTRANO FACCENDIERI". Poi Fini ritorna sulla campagna mediatica: “Un affare privato è diventato affare di stato, per la ossessiva campagna politico-mediatica di delegittimazione della mia persona. Ci sono state illazioni, calunnie, una campagna diffamatoria da alcuni giornali di centrodestra, da parte di alcuni personaggi torbidi e squalificati. Non penso ai servizi segreti, la cui lealtà istituzionale è fuori discussione, al pari della stima che nutro nei confronti del sottosegretario Letta e del prefetto De Gennaro. Penso a faccendieri professionisti, a spasso nel centro-america da settimane (a proposito, chi le paga quelle spese?) a caccia di ‘prove’ contro il sottoscritto. Penso a giornali sudamericani dove è apparso un documento del governo di Santa Lucia su ‘segnalazione di lettori’. Penso al ministro di Santa Lucia intervenuto non per chiarire una vicenda di traffici d’armi o di droga, ma per la ‘pericolosissima’ compravendita di un appartamento a Montecarlo”.
"COSI' SI DISTRUGGE LA DEMOCRAZIA". Un appunto, poi, sulla libera informazione: “Giornali e televisioni – dice Fini – non possono diventare strumenti di parte per colpire a qualunque costo avversari politici. Le notizie, in questo caso, diventano un manganello. Quando le notizie non ci sono, magari si inventano, a proprio uso e consumo, con calunnie e dossier. Così si finisce per distruggere la democrazia, si mette a repentaglio il futuro della nostra libertà”.
"CHI HA IDEATO IL GIOCO AL MASSACRO SI FERMI". Infine, un appello a “chi ha ideato irresponsabilmente questo gioco al massacro”. “Si fermi. – esclama Fini – Fermiamoci tutti pensando al futuro del paese e allo spettacolo che la politica sta dando specialmente ai giovani. Riprendiamo il confronto. Gli italiani si aspettano che la legislatura risolva i loro problemi, che sono tanti, per rendere migliore la loro vita. Mi auguro che il presidente del Consiglio e gli altri siano dello stesso avviso. Se non fosse così, – conclude – gli italiani sapranno giudicare. Intanto, posso dire di avere la coscienza apposto”.







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